Mises 8 – Il ruolo delle idee

[Intervento non mio, penultima puntata. Poi pubblicherò un'altra serie di interventi non miei]

L’eclissi del liberalismo che si è avuta nel XX secolo, e che perdura tuttora, è nata da fattori culturali. Dietro il nazismo ci furono decine di pensatori, che crearono le categorie del nazionalismo, del razzismo, dello statalismo, dell’interventismo, del socialismo, dell’inevitabile conflitto tra nazioni. Ovviamente lo stesso vale per il comunismo, per lo Stato sociale, per l’interventismo economico, per la democrazia corporativa, per il liberalismo, l'opposizione alla schiavitù. Tutto, sia le cose buone che quelle cattive, nascono dalle idee. Le idee, per Mises, sono fondamentali: la politica è, nel lungo termine, il risultato di una continua battaglia di idee.
 

Il polilogismo è la dottrina secondo cui le persone ragionano in maniera diversa, hanno cioè una struttura mentale incommensurabile, a seconda delle differenze sociali (marxismo), razziali (nazismo) o nazionali (nazionalismo). Questa dottrina serviva a cancellare l’idea universale di umanità e affermare la supremazia di concetti collettivi come la razza, la nazione, e la classe, attraverso cui organizzare la lotta politica.
 
Lo scopo delle ideologie del conflitto è rendere impossibile la cooperazione sociale: una volta che gli uomini hanno disimparato a vivere pacificamente, hanno bisogno di un Leviatano che dirimi le dispute. Una società di persone incapaci di cooperare è la società ideale per uno Stato onnipotente. L’Italia è un esempio.

Il liberalismo al contrario è basato sull’idea – che non è un valore ma una teoria della società – che le persone abbiano comuni interessi nel lungo termine, e che la convivenza pacifica sia benefica per tutti, perché crea ricchezza attraverso lo scambio, la divisione del lavoro e l’accumulazione di capitale. 
 
Mises ritiene che si debba dunque combattere affinché le idee cattive vengano sconfitte da quelle buone, e queste ultime sono – nella tradizione liberale – quelle che fanno l’interesse di tutti, e non di una parte a svantaggio di tutti gli altri. 

Per Mises, nei Parlamenti dell’Ottocento c’era gente che pensava di rappresentare la nazione, cioè gli interessi di tutti, e si parlava di grandi ideali e principi. Nei Parlamenti del Novecento abbiamo invece il rappresentante degli zuccherifici, il rappresentante dei metalmeccanici, il rappresentante dei pensionati: tutti a cercare privilegi per il loro gruppo, tutti a cercare di vivere a spese degli altri. 

Gran parte dell’attività legislativa è il tentativo di qualche politico di comprare voti consentendo ad alcuni gruppi organizzati di vivere a spese altrui. I commercianti chiedono ai politici di non far aprire supermercati troppo vicini, a spese dei loro clienti. Gli industriali si alleano per chiedere protezione contro le importazioni da Paesi più efficienti, a spese del consumatore. Molti cercano di ottenere un lavoro a rischio zero, e spesso con un livello di impegno modesto, con il posto pubblico, a spese del contribuente. Tutti cercano di vivere meglio impedendo agli altri di fare loro concorrenza. La società italiana è come una maratona dove i corridori cercano di slacciarsi le scarpe l’un l’altro: lavoratori, imprenditori, professionisti, politici e funzionari sono i protagonisti di questa operetta tragicomica.

A leggere Bastiat, non si direbbe che la politica francese dell’Ottocento fosse più sana di quella italiana attuale. E ciò lo conferma Mises, parlando del parlamentarismo della Terza Repubblica francese.  James Madison spese pagine e pagine, nei “Federalist Papers”, per risolvere il problema delle fazioni, cioè delle lobby che curano il loro interesse particolare a danno dell’interesse generale, ed era il 1787.

Idee, quindi: le idee sono fondamentali. Ma dobbiamo anche renderci contro che gli uomini non pensano e non agiscono nel vuoto: pensano in una società, e agiscono per il tramite di istituzioni. La politica liberale di cui parla Mises è una possibilità, ma quella meno probabile. Le tendenze della politica sono infatti illiberali, le idee liberali possono opporsi a queste tendenze, ma non è possibile eliminarle. Il potere tende a concentrarsi, la sua concentrazione a ridurre la capacità umana di cooperare e di badare a sé stessi.

Le idee liberali erano riuscite a tenere a bada, sia attraverso le istituzioni (come la Costituzione americana) che attraverso la cultura (i valori liberali), le tendenze degenerative connaturali alla politica. Spariti i liberali, il peggio della politica è venuto fuori nella prima metà del XX Secolo, con la civiltà ad un passo dalla catastrofe finale. Poi c'è stato un recupero, nonostante l'idiozia delle politiche economiche del Dopoguerra, e oggi la libertà è nuovamente sotto mira.

Oggi serve una battaglia di idee e di valori per recuperare margini di mercato e di libertà.

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