Libertà e democrazia 3 – La teoria politica della democrazia

[Pubblico intervento non mio]

La politica dal punto di vista del gruppo organizzato

 
Le cose si fanno più complicate se introduciamo i gruppi di interesse organizzati: sindacati, associazioni professionali, chiese, rappresentanti di produttori. Ce ne sono decine di migliaia, perché l'essenza della politica contemporanea è organizzarsi per cercare di vivere a spese degli altri.
 
I gruppi di interesse fanno pressione per ottenere privilegi legali, o fondi pubblici. Esistono anche gruppi di pressione non egoistici, ma la maggior parte non lo è. I gruppi di pressione infatti fanno attività costose: c’è bisogno di giornali e televisioni per mettere in buona luce i politici e farsi pubblicità, di fondi per finanziare le campagne elettorali, di gruppi di ricerca che facciano studi o scrivano proposte di legge, e altre cose. La cosa più facile è chiederli allo Stato, cioè al contribuente.
 
C’è un gruppo di pressione che nasce dall’interno dello Stato: il pubblico impiego. Hanno infatti interesse ad aumentare il proprio potere, il proprio stipendio, il proprio numero (più voti), a spese del contribuente. 
 
I gruppi di pressione si formano se c’è un interesse sufficiente. I fattori che facilitano il loro formarsi sono: la capacità di ottenere privilegi e fondi, la concentrazione dell’interesse che rappresentano (è più facile ottenere fondi da 10 imprenditori che guadagnerebbero 1,000,000€ da una legge, che da 1,000,000 consumatori che perderebbero 20€ dalla stessa: si noti che i totali non coincidono, perché generando inefficienza, i privilegi creano più costi che benefici), il livello di informazione del gruppo organizzato, la prossimità temporale dei benefici e la lontananza dei costi.
 
Praticamente tutti i principi del liberalismo rappresentano interessi diffusi e di lungo termine: il liberalismo quindi è sempre la prima vittima della politica delle lobby. Nessuno lotta per l'interesse generale con la stessa convinzione con cui si lotta per il proprio particulare: si pensi infatti che chi ottiene fondi per sé è in grado di finanziare le proprie lotte politiche, ma chi non li ottiene non è in grado.
 
Possiamo chiamare “democrazia corporativa” la democrazia in cui gran parte dell’attività politica è legata alla ricerca di privilegi particolari, il tentativo “di vivere a spese degli altri” di cui parlava Bastiat. Il modello opposto, la “democrazia liberale”, non ha avuto un grande successo evolutivo, e nel ‘900 si è praticamente estinto. La teoria delle scelte pubbliche aiuta a capire perché ciò è accaduto.
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