Libertà e democrazia 4 – La teoria politica della democrazia

[Continuo a pubblicare un intervento non mio]
 
La politica dal punto di vista dell’elettore
 
Anche i gruppi organizzati visti precedentemente sono elettori, ma la loro importanza è amplificata dall’organizzazione. Il capo della CGIL o della FIAT non vale “un voto”, ma milioni. L’elettore invece agisce da solo, ed è lui che ci apprestiamo ad organizzare.
 
Se quaranta milioni di italiani si recano al lavoro, e uno di loro non lo fa, quest’uno dovrà stare digiuno: il legame tra azioni e conseguenze è diretto e inequivocabile. Al contrario, se quaranta milioni di italiani si recano alle urne per eleggere il Parlamento, e uno di loro non lo fa, non cambia nulla: non c’è legame tra le proprie azioni e le loro conseguenze, perché nessuna elezione è mai stata decisa da un solo voto. Ogni persona può fare la differenza nella propria vita, ma nessun elettore può fare la differenza in politica.
 
L’effetto marginale delle proprie azioni sulla propria vita è dunque sempre molto più forte dell’effetto marginale delle proprie azioni sulla politica. Votare male, o non votare, non ha influenza sull’esito del voto, e non ha influenza sulla vita dell’elettore.  Non per questo motivo nessuno vota: alcuni lo considerano un dovere e ci andrebbero anche se capissero che il loro voto è marginalmente irrilevante. 

Però non basta votare. Il problema non è alzarsi dal letto la domenica e andare a mettere una crocetta su un pezzo di carta, ma è informarsi sulle politiche e sui candidati, studiare le teorie sottostanti a queste politiche, e analizzare e mettere in gioco i propri convincimenti. Questo pochi lo fanno: in democrazia gli elettori votano in base a informazioni labili, spesso tendenziose (si pensi alla lottizzazione della RAI, o al conflitto di interessi di Berlusconi, o a come tutti i media hanno trattato "allarmisticamente" Fukushima), e non capiscono le conseguenze di lungo termine, e spesso neanche quelle di breve termine, delle politiche che dovrebbero contribuire a scegliere.

 
C’è chi dice che gli elettori non devono scegliere le politiche, ma coloro che le implementeranno: ma se gli elettori non sanno nulla né di teorie, né di programmi, né di fatti, e dimenticano tutto dopo brevissimo tempo, anche l’idea che la selezione dei politici sia un processo sensato diventa inverosimile. Chi direbbe mai del resto che qualcuno ha selezionato la classe dirigente di questo Paese?
 
Gli elettori fungono dunque da carne da cannone per la politica: un gruppo organizzato di cento persone può ottenere un privilegio a danno di un milione di persone, come visto prima, e queste ultime non se ne accorgeranno perché non vale la pena neanche informarsi, figuriamoci organizzarsi, per risparmiare 20€ l’anno, mentre gli imprenditori ne guadagnano un milione, e lo stesso vale per i sindacati o le corporazioni.
 
Di recente, ad esempio, il Senato ha votato quasi all’unanimità una legge che riduce gli sconti sui libri. Questa legge farà guadagnare diverse decine di milioni di euro ad un certo numero di librerie, ma farà perdere una cifra ancora maggiore ai consumatori di libri (la differenza è la perdita di efficienza dovuta alla politica).
 
Partecipare alla politica è infine per molti come andare allo stadio: non esiste nessun motivo per tifare una squadra anziché un’altra, ma è bello tifare in sé. Si prova un senso di importanza nel convincersi di fare grandi cose: chi vuole salvare l’Italia dai "comunisti" votando Berlusconi, chi vuole salvare l’Italia da Berlusconi votandogli contro. Gli elettori democratici americani a cui venne presentato il programma repubblicano dicendo loro che era quello democratico si dicevano spesso d’accordo, e lo stesso valeva per gli elettori repubblicani: alle urne non contano le idee, contano i pregiudizi.
 
Breve pausa di riflessione
 
Riassumendo quanto è stato detto finora ne esce un quadro esageratamente desolante: abbiamo politici che non possono fare nulla di liberale senza inimicarsi i colleghi; lobby sempre pronte all’assalto alla diligenza per ottenere fondi e privilegi; un pubblico impiego che guadagna dall’espansione della spesa pubblica; un elettorato distratto che si lascia ingannare da un sistema che lo frega di nascosto, fino a fargli fare la fine delle rane bollite gradualmente in acqua, che non si accorgono di finire lesse finché non è troppo tardi per sfuggire.
 
Questo quadro è palesemente parziale. Ho descritto in termini realistici tutto ciò che non va, ma tralasciando ciò che può contrastare queste tendenze, e il risultato sembra caricaturale. Essere realistici con una parte della realtà non significa essere realistici in tutto. Ciò che ho descritto è una visione molto minoritaria della politica, derivata in qualche modo dalle teorie della scelta pubblica (non tutti i teorici di questa disciplina sono però così "duri"), ed è importante capire queste teorie non perché spiegano tutto, ma perché spiegano una parte rilevante della realtà politica.

Purtroppo infatti il quadro che ho dipinto è meno irrealistico di quanto sarebbe auspicabile. Quando osservo la politica reale ho difficoltà ad immaginare che qualcuno ci creda sinceramente, ma è così, e deve andare così, altrimenti la politica sarebbe ancora peggiore di quello che è. La conoscenza dei meccanismi politici è necessaria per difendersi dai frequenti e gravi problemi creati dalla politica.

Questa voce è stata pubblicata in teoria politica. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...