Libertà e democrazia 5 – La teoria politica della democrazia

[Continuo a pubblicare un intervento non mio]
 
Miopia
 
La politica tende a prendere scelte miopi: accumulare troppo debito pubblico, sottovalutare l’importanza della crescita economica, considerare solo le conseguenze di breve termine delle politiche. Senza miopia, gran parte dei problemi economici che dobbiamo affrontare, sia in Italia che negli USA che nel resto di Europa, non sarebbero mai sorti. La miopia è riassunta dal motto "nel lungo termine siamo tutti morti": il problema è che preferirei morire di morte naturale, piuttosto che ucciso dalle conseguenze di lungo termine di politiche miopi.
 
Ci sono svariati motivi per questo bias verso il breve termine: il breve termine è più facile da prevedere e da capire del lungo (chi “guarda i fatti” è quasi sempre miope perché agisce tenendo conto solo di “ciò che si vede”, ma non di “ciò che non si vede”, come diceva Bastiat), gli elettori hanno la memoria corta, tanto che giudicano ad esempio i cicli economici ricordando solo i dati degli ultimi sei mesi (per evitare un ciclo, occorre pensarci quattro o cinque anni prima), e i politici devono essere periodicamente rieletti, quindi spesso non mettono in pericolo la loro carriera per l’interesse generale.
 
I politici possono permettersi di fare gli statisti solo quando hanno raggiunto l’età per scrivere memorie, diceva Richard Wagner (l’economista, non il compositore): Tony Blair nella sua autobiografia pare abbia recentemente scritto che la politica finanziaria della Gran Bretagna è stata suicida. Poteva accorgersene quando era a Downing Street? Certo, ma avrebbe dovuto sacrificarsi, e lottare contro i suoi alleati e oppositori. Più comodo scrivere memorie, quando ormai il danno è fatto.
 
Discrezione e responsabilità
 
I politici amano il potere discrezionale: vogliono sempre uscire fuori dalle regole, scegliere caso per caso, giorno per giorno (questa mentalità si chiama “pragmatismo” ed è parte integrante della mancanza di principi e di lungimiranza delle politiche che adottiamo sistematicamente: Sowell lo chiama "one day at a time rationalism"). Le intenzioni sono buone, non in genere le conseguenze: chi vuole migliorare le cose odia i vincoli, le regole, i bilanci. Il risultato della violazione delle regole è spesso che nel breve termine c’è un qualche vantaggio, ma nel lungo termine un disastro.

La letteratura monetaria ha ad esempio dimostrato che le regole sono superiori alla discrezione come esiti delle policies: nessuno se n'è mai accorto. La Fed, che usa la discrezione a piene mani, è probabilmente la peggiore banca centrale del mondo civile. La BCE, inizialmente ancorata ad una policy precisa (inflazione di medio termine al 2%), al primo ostacolo serio ha cominciato a monetizzare ogni sorta di robaccia per salvare le banche, gli Stati sovrani dell'UE, etc.

 
Se possono, poi, i politici cercano di scampare dalla responsabilità: dar la colpa a qualcun altro (i cinesi, il mercato, gli speculatori, in passato anche “gli ebrei”) significa non pagare il costo dei propri errori, e quindi evitare di perdere voti. La politica è una produttrice di capri espiatori: Sarkozy con gli speculatori e Tremonti con i cinesi hanno elevato questa strategia ad una forma d’arte.

Parrebbe quasi che diamo il 50% del nostro reddito ogni anno a degli impotenti: in realtà sono spesso solo scuse. Non è affatto così: gli stati sono potentissimi, quello che non possono fare è migliorare l'economia spendendo, indebitandosi, dichiarando illegali le perdite, creando "safety nets" prone a moral hazard, e dando finanziamenti a pioggia. Tutte queste cose servono a comprare voti, o comunque a non perderne: gli esiti economici disastrosi sono poi imputati a qualcun altro.

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