Libertà e democrazia 6 – La teoria politica della democrazia

[Continuo a pubblicare un intervento non mio]

La legge e la democrazia

 
In teoria la legge dovrebbe avere qualcosa a che fare con la giustizia, e dovrebbe essere stabile e relativamente semplice. Il problema è che è legge ciò che il Parlamento dice essere tale: la conseguenza è che la legge sembra spesso solo l’arbitraria volontà di un gruppo di persone che decidono cosa è legale e cosa non lo è. Bismarck diceva che le leggi sono come le salsicce: è meglio non sapere come vengono fatte. La differenza è che le salsicce sono buone.
 
La cosa non è strettamente vera: ci sono dei vincoli costituzionali e legali all’attività del Parlamento, e da questo punto di vista il Parlamento non è un tiranno dispotico, ma agisce in un contesto di principi legali superiori. Il liberalismo vuole innumerevoli limitazioni superiori per difendere l’individuo dallo Stato, perché quelle attuali evidentemente non bastano ad evitare grossi casini.
 
L’idea che il Parlamento facesse la legge era in passato meno diffusa: nei Paesi liberali, il potere legislativo era limitato perché gran parte del diritto non era fatto dal Parlamento ma era consuetudinario. Bastiat poteva parlare di “Legge” come di un principio indipendente dalla politica. Tutto ciò oggi ha poco senso: i parlamenti hanno monopolizzato il diritto tramite la legislazione, e lo usano come strumento politico, cioè per ottenere voti favorendo alcuni a danno di altri.
 
Il risultato è che ci sono due modi per ottenere vantaggi per sé o per i propri sostenitori: o violare le leggi, o rifarle. Non c’è granché differenza tra un’impresa che paga dei mafiosi per spaventare le imprese concorrenti, e un’impresa che finanzia dei parlamentari per fare una legge che limiti la concorrenza. La legalità è un concetto totalmente scevro da considerazioni di giustizia: esistono modi legali e modi illegali di avvantaggiarsi degli altri, e chi riesce ad influenzare il Parlamento ha in mano uno strumento per fare i propri interessi a danno del resto della società.
 
È certo che questa visione della legge non soddisfa alcun criterio di giustizia: se la legge è solo la volontà della maggioranza di turno, non ha molto di “giuridico” e men che meno di “morale”, è solo potere, cioè la capacità di alcuni di imporre la propria volontà sugli altri. Dato che il diritto è necessario al funzionamento della società, non è possibile che un'istituzione così necessaria sia usata in modo così becero: limitare il potere legislativo per ridurre la possibilità di ottenere privilegi a danno del resto della società è una elementare battaglia di decenza.
 
Berlusconi è noto per le leggi ad personam, che sono l’uso più puro del potere arbitrario e dispotico: il problema però è che quasi tutta la politica si basa sulle leggi ad partitum, ad corporationem, ad amicum, ad parentem, ad electorem, ad sindacatum, ad impresam, ad chiesam, e così via con il latinorum. La legge è una cosa troppo seria per lasciarla ai parlamenti: bisogna salvare il diritto dai legislatori.

NdLF: i potenti di un tempo si arricchivano vendendo indulgenze, ora vendono privilegi legali.

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