Libertà e democrazia 7 – La teoria politica della democrazia

Politica e autonomia sociale
 
La politica riduce l’autonomia sociale delle persone, che se sono rese incapaci di sostenersi sulle proprie gambe diventano dei “clientes” dei politici. Questa è forse la cosa più odiosa della politica: trasformare una persona potenzialmente autonoma in un “accattone che di mestiere fa l’elettore” (Antiseri).

Tutto sommato, la politica consiste nell'ottenere consenso, e il consenso si può facilmente comprare grazie all'uso della spesa pubblica e del potere legislativo: il voto di scambio, lungi dall'essere una degenerazione della politica, è un equilibrio naturale del processo. "Io voto la riforma X se tu voti la riforma Y", "io appoggio la tua elezione se tu voti per i finanziamenti a fondo perduto al mio settore", processo che si chiama "log-rolling" e che è stato studiato negli USA, non certo in base ad evidenze empiriche nei comuni della Calabria.

Facciamo una serie di esempi.

 
In quasi tutti i Paesi del mondo, l’inflazione ha distrutto i risparmi di milioni di persone, impedendo loro di ottenere una rendita con cui andare in pensione: avendo ripetutamente distrutto la moneta, i governi le hanno prima gettate sul lastrico per poi proporsi come “soluzione” creando i sistemi previdenziali pubblici. Ovviamente le persone che hanno perso i loro risparmi nella crisi finanziaria recente, o non sono riusciti ad accumulare un capitale per via dell'inflazione degli anni '70 o dei tassi reali negativi odierni, sono potenziali clientes della politica, perché avranno bisogno del contribuente per andare in pensione.
 
In quasi tutti i Paesi del mondo, la regolamentazione del mercato del lavoro e le attività dei sindacati hanno creato eserciti di disoccupati, cosa evidente soprattutto al Sud, ma anche in Germania Orientale, o tra le minoranze in tutti i Paesi europei e negli USA. Impedire alle persone di ottenere un lavoro e offrire posti nell’Amministrazione è una strategia straordinaria per accrescere il potere politico, peccato che distrugga i conti pubblici e crei un esercito di clientes a disposizione del potere politico.
 
Franklin Delano Roosevelt, il principale responsabile della Grande Depressione negli Stati Uniti (senza dimenticare le numerose colpe di Hoover, che iniziò tutto ciò che poi Roosevelt istituzionalizzò), sfruttò le conseguenze delle politiche sue e del suo predecessore per accresce il potere del governo federale. Possiamo dire che la trasformazione degli USA in una democrazia corporativa e in uno stato fintamente federale (oggi almeno un terzo della spesa degli Stati è di origine federale) sia iniziata grazie alla Grande Depressione. Le crisi non vanno sprecate.

Dunque c'è un meccanismo all'opera che andrebbe in qualche modo fermato: creare un problema, togliere autonomia all'individuo, offrirgli aiuto, perpetuare il proprio potere sociale. Ovviamente non tutti i problemi sono di origine politica, ma quelli citati, almeno in parte, sì: sul mercato ci sono professioni che spariscono, capitale inutilizzabile (anche umano), settori in perdita, rischi di bancarotta, etc. Il rischio è ineliminabile ed è naturale e probabilmente in parte giustificabile che si cerchi di ridurlo, almeno per i più deboli. Ma quanti dei problemi che abbiamo derivano dalla politica, e quanto possiamo permetterci nel lungo termine di continuare a mettere una pezza a questi problemi con ulteriore spesa, ulteriore debito, ulteriori regolamentazioni, cioè ulteriore politica?


Sia ben chiara una cosa: non sto dicendo che i politici siano tutti cattivi o corrotti o assetati di potere. Sto dicendo che questi meccanismi sono all'opera, non che siano consapevolmente messi in moto da qualcuno. Dato che la politica, per quanto visto prima, tende ad essere miope, discrezionale, e irresponsabile, gran parte di questi problemi nascono da buone intenzioni.
 
Ogni politico ha buone intenzioni mentre prepara la strada alla riduzione in stato servile della società. Che c’è di male ad impedire un licenziamento? Il risultato è la disoccupazione. E ad assumere disoccupati come dipendenti pubblici? Il debito pubblico. E a salvare le banche? La crisi finanziaria. E ad espandere la moneta? La rovina dei risparmiatori. E a creare un sistema pensionistico retributivo? L’insostenibilità finanziaria, e l'asservimento dei giovani per pagare le pensioni agli anziani.

Dovremmo imparare che certe cose è meglio non farle, e che le buone intenzioni non sono ragione sufficiente per giustificare violazioni della libertà individuale.

Questa voce è stata pubblicata in teoria politica. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...