Libertà e democrazia 9 – La teoria politica della democrazia

[L'intervento non è mio, ma la metafora del pagamento alla Romana sì]

“La grande finzione”

 
La politica degenera facilmente nel parassitismo: grazie alla politica è infatti possibile vivere a spese degli altri, costringere gli altri a lavorare per noi, impedire agli altri di farci concorrenza, etc.
 
“Lo Stato è la grande finzione mediante la quale tutti pensano di vivere a spese degli altri”, diceva Bastiat nel XIX secolo. E questo è ciò che la politica è di norma: basta andare alle discussioni di un partito per rendersi conto che coloro che vivono di privilegi a spese altrui sono molto attivi nel chiederne di più.
 
Ciò che lo Stato produce, i cittadini possono consumare gratis, perché tutti i cittadini pagano una parte del costo totale con le tasse, e dunque tutti consumano troppo. È come una tavolata che paga “alla romana”, cioè dove il conto si divide in parti uguali. Chi chiede poco (una pizza margherita e una Coca Cola) sovvenziona chi chiede molto (un pasto completo di pesce), e tutti hanno dunque incentivi a chiedere troppo, col risultato che i conti pubblici esplodono, e la vita sociale diventa la corsa ad accaparrarsi privilegi.
 
Quando sento parlare di “domanda sociale per una certa politica” mi dispero: è ovvio che tutti vogliono avere qualcosa dalla politica, perché è gratis. Il problema è quando arriva il conto finale, ma tanto nessuno può liberarsene, sia se si “domandano” sia se non si “domandano” favori. La domanda di politica è come la domanda di cibo quando si paga “alla Romana”: è una corsa a danneggiare il prossimo.

La dimensione della politica non dipende da quanta politica effettivamente serve o è giustificabile: dipende dal fatto che una volta reso possibile vivere a spese altrui, non c'è più alcun argine robusto contro il parassitismo. Gran parte della spesa pubblica si può soltanto spiegare così.

 
Riassunto
 
La politica “liberale” è molto difficile da realizzare, per la serie di motivi visti finora. La democrazia corporativa è dunque la norma: lo Stato si espande a dismisura grazie alla logica stessa della scelta collettiva, anche causando gravi problemi economici e sociali, e limitando sempre di più lo spazio della libertà individuale, almeno quando queste limitazioni servono ai politici e alle lobby (c'è infatti da dire che lo spazio di autonomia individuale in campi come l'etica sessuale si è fortunatamente espanso).
 
La democrazia contemporanea è ciò che in teoria dei giochi si chiama “paradosso del prigioniero”: sia Antonio che Benedetto starebbero meglio se Antonio non costringesse Benedetto a sovvenzionarlo, e Benedetto non costringesse Antonio a fare altrettanto, perché queste sovvenzioni danneggiano entrambi. Ma se Antonio fa un passo indietro, si ritrova a pagare il privilegio di Benedetto ma a perdere il proprio, e dunque l’equilibrio dominante del gioco è la “lotta di tutti contro tutti” per “vivere a spese degli altri”. Due persone si possono mettere d'accordo: quaranta milioni no, e se provassero a mettersi d'accordo chiedendo alla politica di fare un passo indietro, si scoprirebbe che la classe politica non ha la minima volontà di farlo.
 
È estremamente difficile impedire questo risultato, e possiamo dire che la “democrazia liberale” è l’insieme dei valori e degli artifici istituzionali che cercano di limitare questo problema, quando non a risolverlo. Cos'è il liberalismo, dunque?
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