Libertà e democrazia 10 – Cos’è la libertà

[Pubblico intervento non mio]

La libertà è l'insieme dei diritti individuali (il diritto di scegliere cosa fare della propria vita, e di perseguire i propri fini con i propri mezzi) di cui gode una persona, e la loro difesa dalla coercizione altrui, sia di privati che del settore pubblico. La dialettica tra politica e libertà è sempre stata conflittuale, perché ogni scelta pubblica in più implica una scelta individuale in meno: se lo Stato decide una cosa per tutti, l’individuo perde il diritto di decidere per sé. O si sceglie individualmente, usando i propri mezzi per i propri fini, o si sceglie collettivamente, limitando o imponendo mezzi e fini per tutti con una scelta vincolante.

 
Si può decidere di risparmiare per libera scelta, o far fissare a qualcun altro i tempi, i modi e le quantità del risparmio: tertium non datur. Un individuo è libero di decidere qualcosa quando è lui che decide, e non qualcun altro, magari il Parlamento o il Governo, decide al suo posto. Il liberalismo distingue tra libertà e licenza, perché la libertà è l'uso dei propri mezzi per i propri fini, mentre la licenza non conosce la limitazione delle possibilità d'azione (dunque è una forma di "anomia": assenza di regole).
 
È giunta l'ora di dire qualcosa di positivo, dopo aver descritto, in maniera forse troppo tranchant ma purtroppo molto realistica, la politica. Il liberalismo è la difesa dell’individuo dal potere. Cosa significa limitarlo? La migliore analisi di questa questione si trova in “Il potere, lo Stato, la libertà” di Angelo Panebianco.
 
Il liberalismo può essere costituzionale, economico, sociologico o legale.
 
Il costituzionalismo liberale
 
Le costituzioni servono per vincolare lo Stato. L’idea fondamentale è che la politica senza regole equivale alla guerra di tutti contro tutti per vendere privilegi, fare favori, accaparrarsi consensi, etc. Essendo la politica l'uso della coercizione per imporre decisioni collettive a tutti i membri di un corpo politico, temere degenerazioni della politica è naturale e giustificato. Se si vogliono evitare queste naturali degenerazioni, serve fissare delle regole che limitino e regolino la politica.
 
La costituzione liberale per eccellenza è la Costituzione americana, scritta nel 1791 dai “Padri Fondatori” degli Stati Uniti per suggellare l’unione degli Stati americani dopo la vittoria sugli inglesi. La Costituzione si basava sui principi della divisione dei poteri, dei controlli reciproci, della divisione in due camere (per rallentare e differenziare il legislativo, il potere considerato giustamente più pericoloso), della dottrina dei poteri enumerati (che limitava il numero di questioni che erano decise dal Congresso), sul federalismo.
 
Lo scopo di una costituzione liberale deve essere difendere la libertà individuale dal potere politico. La Costituzione americana si è rivelata uno strumento poco efficace nel XX secolo, ma ancora oggi gioca un ruolo nel frenare le tendenze inerenti alla politica, pure se la politica americana è quasi altrettanto oscena di quella italiana: altre costituzioni, come anche la nostra, sono state promulgate con finalità liberali più limitate (difendere alcuni diritti, anche se in forma condizionale, ma lasciare mano libera allo Stato sull'economia), e magari con finalità diverse da quelle liberali.
 
Le costituzioni liberali sono efficaci nei limiti in cui la cultura e i valori sono liberali, e nei limiti in cui riescono ad arrestare le tendenze illiberali implicite nella politica. Senza queste condizioni, sono parole vane scritte in bella grafia su un pezzo di carta. Le istituzioni, diceva Popper, sono come le fortezze, e richiedono una guarnigione per essere efficaci.

NdLF: troppo tranchant? La politica è veramente così! A parte gli scherzi, al costo di sembrare comunista, faccio notare come il termine "coercizione" sia da considerarsi pericoloso per via di possibili derive ideologiche. La coercizione si ha anche quando si dà un pugno ad un rapinatore per non farsi rapinare: l'essenza della politica non è la coercizione – anche se la politica senza coercizione è impossibile – ma l'obbligatorietà per l'individuo appartenente al corpo politico della decisione collettiva. 
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