Politica economica robusta

[PDG: ora si parla di Pennington]

Veniamo ora al concetto di “politica economica robusta” analizzato nell’omonimo libro di Pennington. Se una soluzione funziona quando gli uomini sono onniscienti e infinitamente buoni, non è detto che funzioni in condizioni realistiche. Ma diverse istituzioni possono reagire in maniera diversa al rilassamento delle ipotesi morali e intellettuali sul comportamento degli agenti: un sistema si dice robusto se continua a funzionare relativamente bene anche quando le persone sono stupide, ignoranti ed egoiste. Solo un sistema di questo tipo può funzionare nel mondo reale.

Budget morale e intellettuale

Supporre che tutti gli uomini siano onniscienti, infinitamente intelligenti e infinitamente buoni equivale a dire che la dotazione individuale di informazione, razionalità ed eticità non è scarsa. Immaginate un mondo popolato da angeli, e avrete un’immagine di queste ipotesi.

Gran parte della teoria economica assume che informazione e razionalità non siano scarse: gli uomini sono onniscienti e infinitamente intelligenti. Gran parte della teoria economica assume che il decisore pubblico oltre ad essere onnisciente ed infinitamente intelligente (se fosse solo questo non ci sarebbe bisogno dello stato!) è anche infinitamente buono (il “dittatore sociale benevolo”), risolvendo dunque i problemi di fallimento di mercato generati dall’egoismo individuale.

La nozione di budget di razionalità, informazione ed eticità è importante per capire cosa è la politica economica robusta: come si evince da quanto appena detto, non è il tema di discussione più di moda in teoria economica, dove il problema è considerato risolto a priori, o per evitare eufemismi, è trascurato.

Cosa accade se il budget si restringe?

Gli esseri umani reali hanno un budget di razionalità, informazione ed eticità: sanno elaborare le informazioni ma non sono perfettamente razionali, conoscono alcune informazioni ma non sono onniscienti e hanno una qualche idea di cosa è giusto ma non sempre la mettono in pratica.

Immaginiamo di vivere in un mondo di angeli, che ovviamente non ha alcun problema di nessun tipo, e noi, che come fanno gli economisti guardiamo il mondo dalla posizione di Dio, cominciamo a ridurre la quantità di informazione, razionalità ed eticità del mondo che stiamo osservando.

Ci sono due possibilità: o il sistema è fragile e dunque minime quantità di irrazionalità, ignoranza e immoralità distruggono l’intero sistema, oppure è robusto, e dunque è in grado di tollerare limitazioni della razionalità, dell’informazione e della moralità degli agenti.

Un sistema infinitamente robusto dovrebbe dare lo stesso identico risultato se al posto degli angeli sostituiamo diavoli ritardati. Ma è inutile andare da un estremo all’altro: quello che conta dal punto di vista del realismo è che risultato possiamo sperare di ottenere una volta diminuita la quantità di “angelicità” degli esseri umani a livelli ragionevoli.

Il sistema economico sovietico funzionerebbe se amministrato da angeli: non ha mai funzionato in mano agli uomini. Il mercato funziona se amministrato da angeli: la gran cosa è che funziona anche se amministrato da uomini. In linea di massima il liberalismo è più robusto delle sue alternative: se consideriamo le persone angeli possiamo anche dare tutto il potere a Hitler o Stalin, ma se non siamo naif facciamo in modo che le persone cattive, stupide o ignoranti non facciano troppo danni: economizziamo cioè su razionalità, informazione e moralità.

Smith: non è dalla benevolenza del fornaio che otteniamo il pane. Il mercato funziona anche senza persone generose, perché la cooperazione sociale conviene.

Mises: il mercato è un meccanismo di divisione del lavoro intellettuale. Il mercato funziona anche se le persone sono limitatamente razionali, perché i prezzi riducono la complessità delle scelte.

Hayek: la concorrenza è un meccanismo per creare informazione. Il mercato funziona anche se le persone sono ignoranti, perché i prezzi comunicano informazioni.

Quanto robusta è la democrazia? Se la democrazia fosse la caricatura proceduralistica del “tutto ciò che decide la maggioranza è legittimo” lo sarebbe molto poco. Non funzionerebbe affatto meglio dell’Unione Sovietica, per intenderci: sarebbe un’Unione Sovietica con elezione del Politburo.

Le democrazie reali quando sono robuste? Un po’, soprattutto grazie alle limitazioni del potere, ma meno delle società liberali: l’interventismo economico delle “economie miste” odierne può produrre più problemi strutturali persistenti di un mercato libero.

Disoccupazione di massa, inflazione strutturale, crisi finanziarie, debiti pubblici insostenibili, stagnazione economica sono esempi purtroppo ben noti di interventi pubblici che vanno sistematicamente male.

Ciò che rende robusta la democrazia è l’esistenza di residui liberali nel suo ordinamento legale ed economico, e questi residui sono in qualche modo messi in pericolo dalle dinamiche stesse della politica democratica, e vanno difesi anche da quest’ultima.

Il liberalismo è veramente robusto?

Il liberalismo è robusto se è in grado di far sfruttare alle persone i benefici della cooperazione e impedire i benefici della predazione. Questo richiede un ordine giuridico (e ci sono evidenze che la società può generare endogenamente regole e convenzioni), e richiede la capacità di difendersi dalle minacce esterne ed interne.

Le esternalità positive sono casi in cui una società decentrata basata su scelte individuali può fallire nell’estrarre i benefici della cooperazione. E le esternalità negative possono dare risultati simili ai benefici della predazione (io guadagno dallo sporcarti il giardino). Questi problemi sono spesso minori sotto il liberalismo: i contratti posso internalizzare le esternalità positive e le corti possono punire quelle negative.

Ma cosa succede se alcuni beni fondamentali per preservare l’ordine fossero beni pubblici non internalizzabili? L’ordine liberale avrebbe bisogno di un appiglio esterno per garantire l’ordine. Lo “stato minimo” dei liberali classici, ad esempio. Ma allora nascerebbe il problema del controllo del potere, a cui il liberalismo “pubblico”, come il costituzionalismo liberale, ha cercato – l’esperienza storica ha dimostrato con scarso successo – di trovare soluzioni.

PM

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